Nasco a Milano nel 1971, tra le fermate Wagner, Buonarroti e Pagano della linea rossa.
Sono stazioni fra di loro tutte identiche. Cambia soltanto il nome. E’ scritto in helvetica e ogni lettera è stata leggermente modificata e affiancata alla successiva dal grande Bob Noorda creando un’aura di algida, austera, penetrante compostezza.
Stessa cosa per tutte le altre fermate della metropolitana.

Milano è al centro di una vasta pianura. Lontana da mari e montagne. Circondata da infinite, complicate nel loro insieme, pratiche se scelte singolarmente, inconcepibili infrastrutture. E da bellissime tangenziali. Con uscite a 360°, in ogni direzione. Molte le ho prese, sia per scappare (qua si dice così) sia per tornare.

La casa dove nasco ha un lunghissimo corridoio. Sproporzionato al numero di stanze che deve collegare.
I miei zii, i miei genitori e i loro amici lavorano tutti nel campo del design, della grafica, dell’arte o dell’editoria.
Percorro il mio corridoio infinite volte. Per due decenni. E’ costellato di opere d’arte astratta, minimal, concettuale, indecifrabile degli anni ’60 e ’70.

Nel 1990 con una specializzazione in industrial design lascio la casa dal lungo corridoio pronto ad entrare nella Milano che produce.
E’ soffocata da un surplus di oggetti e da pubblicità insistenti…
Non ci entro.

Studio ceramica per alcuni anni. A Milano, in Toscana, in Spagna e da rinomati maestri in Veneto.
Cerco nella plasticità di questa antica materia la libertà di espandermi in ogni direzione senza costrizioni o determinati scopi.
Da professionista gestisco per sei anni un laboratorio di ceramica a San Sebastian. Una incantevole cittadella dei paesi Baschi che consiglio vivamente di visitare. Anche se il mio laboratorio non c’è più da molto tempo.
Nel 2000 lascio tutte le complicazioni pratiche che comporta il lavoro del ceramista per esprimermi, attraverso la pittura, su superfici bidimensionali.

Osservo con distacco l’ambiente intorno a me. (pop scratch nel sito)
Riproduco, accostandole, le texture ordinarie e quotidiane che mi circondano. Prese a campione, come testimonianze del nostro habitat, come indicazioni di un modo di comportarsi, ordinato, standard e ripetitivo.

Osservo e fotografo singoli abitanti in diverse capitali de Mondo costretti nelle geometrie urbane. (flatland nel sito)
Li ripropongo dentro rigidi percorsi bidimensionali. Ne considero poi l’insieme attraverso la scultura “Massa” esposta alla fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano nel 2008

Osservo la città infinita, dall’alto, da più lontano. (maps nel sito)
Dal satellite di google.
Dipingo mappe alla ricerca di un utopico orientamento, sono visioni oniriche di vasti territori privi di un centro.
Individuo particolari di queste mappe e li reinvento con materiali concreti. Sono sempre frazioni di territorio ma ridotte a segnale, frammenti isolati, a volte casuali, ma elevati a soggetto.

Non osservo.
Lancio, calpesto, straccio cataloghi d’asta. (secret papers nel sito)
Esercito una esplicita critica al mercato e al sistema dell’arte. Accartoccio icone dell’arte inglobate, ahinoi, dal mercato e dalla speculazione finanziaria. Una lotta iconoclasta per la supremazia del linguaggio dell’arte sul valore commerciale.

Il mio percorso espositivo inizia con due mostre personali nel 2005. A Milano da Luciano Inga-Pin e presso Zvono Gallery a Belgrado. Alle quali ne seguono numerose altre, sia personali che collettive, in Italia e all’estero.